Metatasse, il consulente (e socio) di una società non paga IRAP

Gli enti commerciali, gli ETS, gli studi professionali associati, le società di persone come anche le società di capitali: per gran parte dei possessori di partita Iva ricorre a cadenza annuale l’Irap, imposta regionale sulle attività produttive. 

Ci sono però casi speciali in cui l’Irap non è dovuta, alcuni non facilissimi da individuare e soprattutto da dimostrare. È per esempio di grande rilievo la sentenza della Corte di Cassazione che dimostra come l’Irap non debba essere pagata dal consulente che compare anche come socio o come collaboratore continuativo di una società di capitali.

Svolgere attività di consulenza per la società di cui si è soci

Come sottolineano i consulenti di Metatasse, il pool di professionisti specializzato nella riduzione delle imposte e nella protezione dei risparmi delle imprese, questa sentenza può essere particolarmente interessante per chi desidera capire come pagare meno tasse in una SRL. Tutto è iniziato, spiegano gli esperti di Metatasse, con un contenzioso avviato da un consulente aziendale di fronte al rimborso dell’Irap così come opposto dall’Agenzia delle Entrate. Tale decisione era supportata dall’assenza di un’autonoma struttura organizzativa suscettibile di creare valore aggiunto. E proprio sul requisito dell’autonoma organizzazione, sottolineano i consulenti di Metatasse, si poggia l’intera questione. 

Il consulente al centro del contenzioso ha dichiarato di svolgere esclusivamente l’attività di consulenza per la società di cui è socio, e di non percepire nessun altro compenso: e in effetti, normativa alla mano, l’attività professionale nei confronti di una società di cui si è anche soci non realizza il presupposto impositivo costituito dall’autonoma organizzazione; diversa sarebbe invece la questione, ricordando gli esperti di Metatasse, se il lavoratore autonomo vantasse un ruolo di responsabilità. 

Da parte sua, la CTR ha ricettato l’appello mosso dal consulente aziendale, motivando la decisione indicando tra le attività svolte dal ricorrente anche delle funzioni gestionali interne su base rotativa, rivestendo anche un ruolo di responsabilità; di conseguenza non si sarebbe potuto considerare la struttura organizzativa della società come esterna. Di fronte a questa risposta, il consulente aziendale si è rivolto alla Cassazione, facendo perno sulla violazione e sulla falsa applicazione dell’articolo 2 del Dlgs n. 446/1997. Qui si legge, vale la pena riportarlo, che “presupposto dell’imposta è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”. Alla fine, a partire da una valutazione complessiva delle informazioni in suo possesso, la Corte di Cassazione ha deciso di accogliere il ricorso del consulente aziendale.

I casi in cui ricorre l’organizzazione autonoma

Ecco che allora è possibile sintetizzare spiegando che il requisito dell’autonoma organizzazione ricorre in due casi: qualora il contribuente risulti essere responsabile dell’organizzazione; e qualora impieghi dei beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività, oppure si avvalga di prestazioni terze in modo non occasionale. Non va peraltro dimenticato, puntualizzano i consulenti di Metatasse, che la condizione di autonoma organizzazione può variare nel tempo: ecco che allora, in caso di richiesta di rimborso dell’Irap, sarà necessario valutare i diversi periodi di imposta. 

Vai articolo originale: https://www.gardanotizie.it/metatasse-il-consulente-e-socio-di-una-societa-non-paga-irap/

Lascia un commento